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Il 15 novembre 1989 Pablo Escobar uccise un arbitro: guarda lo speciale sul re dei narcos

Trentuno anni fa Pablo Escobar si macchiò di uno dei tanti delitti commessi durante la sua vita: guarda su Dplay Plus lo speciale sulla vita del re dei narcos.

Aver annullato un gol per gioco pericoloso. Fu questa l’imperdonabile “colpa” di Alvaro Ortega, arbitro colombiano che perse la vita nel periodo più nero e sanguinoso della storia della Colombia per volere del re dei narcotrafficanti: Pablo Escobar. Ortega fu freddato con colpi di arma da fuoco esattamente trentuno anni fa, il 15 novembre 1989. In occasione di questa nefasta ricorrenza, puoi guardare su Dplay Plus lo speciale “Escobar, mio marito” in cui ,a vedova di Escobar, María Isabel Santos, racconta in prima persona il suo rapporto con uno degli uomini più pericolosi del mondo.

 

ESCOBAR, MIO MARITO: GUARDA LO SPECIALE SU DPLAY PLUS 

 

Una partita che gli è costata la vita. Il 26 ottobre 1989 Alvaro Ortega viene designato per dirigere America Calì-Independiente Medellin. Quando mancano appena due minuti al triplice fischio, Ortega annulla per gioco pericoloso il gol del 3-3 all’Independiente Medellin che così esce sconfitta dal campo per 3-2. Una decisione arbitrale che Ortega pagherà a carissimo prezzo. In tribuna infatti c’è Pablo Escobar, re dei narcosi che sta seminando il terrore in tutto il Sudamerica. Escobar ha interessi e affari in qualsiasi settore. E il calcio ovviamente è tra questi. Escobar è il presidente della squadra di Medellin e quel gol annullato per lui è inaccettabile. “In quella partita - racconterà anni dopo John Jairo Velasquez, soprannominato Popeye, uno dei sicari più feroci che la storia abbia conosciuto - ero allo stadio seduto vicino a Pablo. A fine match Escobar era furioso e ordinò di eliminare Ortega”.

 

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Lo ordina a El Chopo, un altro dei suoi tantissimi sicari. A quel punto la morte del direttore di gara, reo di aver fatto il suo lavoro, è solo questione di tempo. Il 15 novembre Ortega viene designato come assistente nella terna che dovrà dirigere un’altra partita tra America Calì e Independiente di Medellin, il cui esito però è ininfluente visto che in finale ci sono già lo Junior de Barranquilla e l’Unión Magdalena. Il match termina 0-0 senza sussulti né episodi controversi. L’arbitro di quella gara è Jesús Díaz, reduce dai Mondiali del 1986. Proprio Diaz racconterà quanto successo in quel tragico giorno: “Ricordo che dopo la partita stavamo andando a mangiare con Alvaro in un ristorante nelle vicinanze dello stadio. Eravamo quasi arrivati quando un rumore attirò la nostra attenzione. Sentimmo una macchina inchiodare, ci girammo e da quell’auto scesero diverse persone armate di pistola. Ortega iniziò immediatamente a correre, aveva capito subito che fossero lì per lui. Lo colpirono prima a una gamba e poi li finirono con nove colpi”. 

 

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A nulla serve la corsa in ospedale. Alvaro Ortega arriva quando il suo cuore ha già smesso di battere. Si spegne a soli 32 anni. Oltre al giovane arbitro, in tutto il 1989, Escobar fa uccidere oltre 700 tra poliziotti, giornalisti e politici. Settanta persone vengono assassinate in un attentato dinamitardo al Dipartimento di Sicurezza e vengono fatti saltare in aria un aereo e la sede del quotidiano El Espectador. Una mattanza che avrà fine solo nel 1993 con la morte del narcotrafficante più famoso della storia. 

 

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