Attentati a Bruxelles: era il 22 marzo 2016

Sono passati 5 anni dal più grave attacco terroristico mai subito dal Belgio in tempo di pace. Ripercorriamo quella giornata da incubo in cui persero la vita 32 persone e ci furono oltre 200 feriti.

Una giornata come tante che improvvisamente si macchia di sangue. Il 22 marzo 2016 Bruxelles diventa teatro di guerra. Prima due kamikaze si fanno saltare in aria nella hall dell'aeroporto di Bruxelles-National, poi una bomba esplode alla stazione della metropolitana di Maalbeek. In un attimo morte e paura s'impadroniscono del Belgio e di tutta l'Europa. Il bilancio è terribile: 32 morti e oltre 200 feriti. L'Isis rivendica subito la paternità degli attacchi terrostici. 

 

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ATTENTATI A BRUXELLES: ERA IL 22 MARZO 2016

 

Il duplice attacco del 22 marzo 2016 è il più grave mai subito dal Belgio in tempo di pace. Il premier belga Charles Michel prende parola pochi minuti dopo la strage e promette che la caccia ai terroristi sarà condotta "senza tregua, giorno e notte perché noi siamo uniti e determinati a proteggere la nostra libertà che è stata colpita". Ci sono dei legami tra gli attentati di Parigi e quelli di Bruxelles. Sì, perché in un covo situato a Schaerbeek, quartiere di Parigi messo a soqquadro dopo gli attentati del 13 novembre 2015, vengono rinvenuti un ordigno esplosivo con chiodi, prodotti chimici e una bandiera dell'Isis. E proprio due ordigni con all'interno dei chiodi sarebbero stati utilizzati nell'attacco all'aeroporto di Bruxelles. La scia di sangue inizia appena prima delle 8, con migliaia di persone in quel momento in transito. Una prima deflagrazione coinvolge i banchi accettazione delle compagnie aeree. Subito dopo un'altra esplosione rade al suolo la zona che collega i banchi del check-in ai controlli di sicurezza. I sopravvissuti scappano e cercano riparo ovunque, i soccorsi arrivano sul luogo della strage e trovano decine di corpi esanimi, sangue e fumo ovunque. Ma non è finita qui. Mentre il Belgio cerca di capire costa stia succedendo, alle 9.11 viene ferito ancora. Stavolta un ordigno provoca morti e feriti in un vagone della metropolitana alla fermata di Maalbeek, nel centro del quartiere che ospita le istituzioni europee. 

 

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Immediatamente la polizia blinda l'intera area e lo stato di allerta sale al massimo livello. Si ferma tutto il Paese, nessuno deve uscire di casa: c'è una guerra in corso. Dalle prime indagini vengono individuati tre sospettati: due di questi, inquadrati dalle telecamere di sorveglianza dell'aeroporto, sono ripresi mentre spingono dei carrelli con dei grossi borsoni sopra. Indossano un solo guanto - sulla mano sinistra - che sarebbe servito a nascondere i detonatori degli ordigni. Proprio loro due si sarebbero fatti saltare in aria. Il terzo sospettato porta occhiali e cappello e diventa l'uomo più ricercato d'Europa. La polizia chiede anche l'aiuto della cittadinanza dando inizio a una vera e propria caccia all'uomo. Vengono intanto messi al sicuro tutti gli obiettivi sensibili come stazioni, centrali nucleari, porti e aeroporti, e centinaia di soldati e poliziotti si schierano lungo le frontiere. Tempo dopo si farà strada l'idea che a dare l'accelerata decisiva all'esecuzione degli attentati sia stato l'arresto di Salah Abdesalam, avvenuto proprio a Bruxelles il 18 marzo 2016 in una maxi operazione delle forze speciali. Abdeslam era il principale ricercato per gli attentati di Parigi del 13 novembre, un membro del commando che non aveva avuto coraggio di farsi saltare in aria ed era riuscito a nascondersi nella capitale belga per ben quattro mesi.  

 

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A gennaio 2021 arriva invece la notizia che dieci delle tredici persone sospettate di aver preso parte agli attentati di Bruxelles saranno processati. Il caso, riferisce la procura, sarà valutato dalla Corte d’Assise, il più alto tribunale belga in ambito penale. Il portavoce della procura, Eric Van Duyse, fa sapere che tre persone inizialmente sospettate sono state rimesse in libertà per assenza di prove a loro carico. Insieme a Salah Abdeslam, tra gli imputati, c'è invece Mohamed Abrini, il terzo attentatore individuato all'aeroporto con occhiali e cappello, l'unico a non essersi fatto saltare in aria in quel maledetto 22 marzo 2016. 

 

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