Delitto di Cogne, sono passati 19 anni: la storia

Il 30 gennaio 2002, in una villetta di Montroz, viene ucciso un bambino di appena tre anni, Samuele Lorenzi. Nel 2008 la Corte Suprema di Cassazione riconosce come colpevole del delitto la madre, Annamaria Franzoni.

Un caso di cronaca nera che ha avuto una rilevanza mediatica senza precedenti. Parliamo del delitto di Cogne, avvenuto il 30 gennaio 2002. In quel giorno in una villetta di Montroz, frazione di Cogne (Valle D’Aosta), fu ucciso il piccolo Samuele Lorenzo di soli 3 anni. Per la sua morte, nel 2008, la Corte Superma di Cassazione ha riconosciuto colpevole la madre, Annamaria Franzoni, che ha scontato 6 anni di carcere e 5 ai domiciliari prima di estinguere la pena per buona condotta. A distanza di esattamente 19 anni dall’omicidio del piccolo Samuele, ripercorriamo quanto successo. 

 

IL DELITTO COGNE

 

Sono le 7.30 del 30 gennaio 2002. Stefano Lorenzi, marito di Annamaria Franzoni, esce di casa per andare a lavoro. Poco dopo le 8 esce anche Annamaria Franzoni che accompagna il figlio maggiore, Davide (nato nel 1995), alla fermata dello scuolabus per poi far ritorno a casa. Intanto il figlio più piccolo, Samuele (nato nel 1998), dorme ancora nel letto matrimoniale. In questi minuti avviene l’omicidio. Sono le 8.27 quando Annamaria Franzoni chiama in ordine la dottoressa Ada Satragni, il 118 e l’ufficio del marito. In una chiamata riferisce che il figlio Samuele sta perdendo sangue dalla bocca, in un’altra che gli è scoppiato il cervello e in un’altra ancora che sta vomitando sangue. All’impiegata della ditta F.lli RONC, dove lavorava il marito, dice invece che è morto. Poi urla e chiama la vicina Daniela Ferrod. Le dice che Samuele sta perdendo sangue dalla testa. La Ferrod arriva e vede il bimbo supino sul letto con il viso ricoperto di sangue. Alle 8.32 ecco arrivare la dottoressa Ada Satragni, la prima a prestare soccorso al piccolo Samuele. La dottoressa lo pulisce e gli pratica un’iniezione di cortisone. Samuele è ancora vivo quando alle 8.51 viene caricato sull’elicottero del Soccorso alpino. Il dottor Iannizzi nota come il bimbo fatichi a respirare, serri la bocca e sia in stato comatoso. 

 

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L’elicottero raggiunge l'ospedale di Aosta alle 9.47, otto minuti prima che venga dichiarato il decesso del bambino. Nel frattempo nell’abitazione dei Lorenzi arrivano i carabinieri di Cogne per i primi sopralluoghi e nel terreno circostante vengono subito rinvenute tracce di sangue. L’esame autoptico non lascia dubbi: Samuele è morto perché ripetutamente colpito alla testa con un oggetto contundente (sul cranio vengono rinvenute microtracce di rame). Il corpo del piccolo presenta anche ferite sulle mani, forse dovute a un tentativo di difesa. A 24 ore dall’omicidio, sulla scena del crimine arrivano i RIS dei Carabinieri che si mettono alla ricerca dell’arma del delitto. Samuele Lorenzi e Annamaria Franzoni vengono interrogati per la prima volta il 1° febbraio. Il 23 febbraio i risultati dei RIS di Parma inguaiano Annamaria Franzoni, che il 13 marzo - già iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio aggravato - viene arrestata. Dietro le sbarre trascorre tuttavia pochi giorni. Il 30 marzo, infatti, il Tribunale del Riesame di Torino ne ordina la scarcerazione immediata per carenza di indizi. Il 28 giugno ha inizio l’udienza preliminare che termina il 19 luglio 2004 con la condanna della Franzoni, con rito abbreviato, alla pena di 30 anni di reclusione

 

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Finita qui? Non proprio. Le carte arrivano infatti alla Procura di Torino che ipotizza un inquinamento della scena del delitto dando così inizio al Cogne-bis. Un’inchiesta che si chiude anni dopo con la candanna della sola Franzoni a due anni per calunnia. Il 16 novembre 2005 è il giorno in cui prende il via il processo d’appello. Il 27 aprile 2007 la pena viene ridotta a 16 anni di reclusione dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino. Sentenza che nel 2008 viene confermata in via definitiva dalla Cassazione, secondo cui a spingere la Franzoni a uccidere il figlio Samuele sarebbe stato un capriccio del bimbo. Intanto la pena si è ridotta a poco più di 10 anni anche grazie ai tre anni di indulto. L’arma del delitto non verrà mai trovata e permarranno dubbi sul movente, ma ciò non impedirà ai giudici della Cassazione, visto il quadro indiziario, di considerare colpevole la Franzoni. Che a fine 2018 sconterà definitivamente la sua condanna e tornerà in libertà

 

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