Finale USA-URSS di basket alle Olimpiadi di Monaco: era il 9 settembre 1972

Esattamente 49 anni fa i giocatori della squadra americana di pallacanestro perdevano una partita che vale molto di più di un oro olimpico.

"Il dolore per una sconfitta è sempre superiore alla gioia per una vittoria". La frase è di André Agassi, ma sembra perfetta per i giocatori della squadra americana di pallacanestro che nel 1972 a Monaco perdono contro l’Unione Sovietica una partita che vale molto di più di un oro olimpico. Era il 9 settembre 1972 e a distanza di esattamente 49 anni da quel giorno, ripercorriamo quella partita infinita grazie ad Andrea Scanzi e alla puntata di Oltre la vittoria dedicata proprio a questo a match

 

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La nazionale statunitense di basket che si presenta alle Olimpiadi di Monaco del 1972 sembra aver già vinto ancora prima di scendere in campo. È forte, fortissima. Troppo più brava di tutte le altre. Eppure si vedrà sfilare la medaglia d’oro dal collo dai nemici sovietici per colpa di tre infiniti secondi. Tre secondi interminabili che sembrano durare ancora oggi. È il 9 settembre del 1972 e sul parquet della Basketball Hall di Monaco si sfidano per l’oro Stati Uniti e Unione Sovietica. L’arbitro fischia un fallo a favore degli americani quando mancano tre secondi alla fine della partita. In quel momento conduce l’Unione Sovietica 49-48, ma gli USA hanno a disposizione due tiri liberi. Se li realizzassero entrambi andrebbero avanti di un punto, e dal momento della rimessa in gioco i russi avrebbero solo quei tre secondi segnalati dal tabellone per provare a segnare un canestro. E saranno proprio quei tre secondi a passare alla storia. Tre secondi che per certi versi durano ancora oggi perché tutt’ora si litiga e si discute animatamente su quella partita. Oggi come allora è chiaro non si trattasse solo di una medaglia. No, dietro quella partita c’era tanto altro. Nel 1972 Stati Uniti e Unione Sovietica sono infatti ancora nel pieno della Guerra Fredda che proprio negli anni ’60 appena trascorsi ha toccato la massima tensione. Soltanto dieci anni prima Cuba era stato teatro della cosiddetta crisi dei missili che per dieci giorni aveva fatto temere al mondo intero una guerra nucleare tra Stati Uniti e Unione Sovietica. 

 

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Poi c’era stata quella vera di guerra, in Vietnam, dove gli americani avevano portato la loro lotta al comunismo. Nel 1968 a muovere i carri armati era invece toccato ai sovietici, che avevano represso nel sangue la primavera di Praga e i sogni di libertà dei cecoslovacchi. Proprio gli enormi sforzi bellici e il sacrificio ingente di vite umane inducono per la prima volta USA e URSS all’inizio degli anni ’70 a cercare un dialogo per il ridimensionamento della corsa agli armamenti che aveva caratterizzato i primi decenni della Guerra Fredda. Il 26 maggio del 1972, solo quattro mesi prima delle Olimpiadi di Monaco, il presidente americano Richard Nixon incontra a Mosca il leader sovietico Leoníd Il'íč Bréžnev per firmare il Trattato di non proliferazione militare che impegna le due superpotenze a limitare la produzione di armi strategiche. Un segnale importante che però non spegne di colpo le tensioni accumulate in oltre venti anni di guerra tra comunismo e capitalismo. Una guerra cominciata formalmente nel 1961 con la costruzione del muro che divideva Berlino e la Germania in due nazioni: una filoatlantica e l’altra sotto l’egida dell’Unione Sovietica. Ed è proprio in quella Germania ancora divisa tra est e ovest che si disputa una finale olimpica di basket rimasta nella storia. La riviviamo grazie al racconto di Andrea Scanzi disponibile su discovery+.

 

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