Maxiprocesso alla mafia: il 10 febbraio 1986 la prima udienza

Sono passati 35 anni da quando, il 10 febbraio 1986, prendeva il via la prima udienza del dibattimento che segnerà una svolta storica nella lotta a Cosa nostra.

Il 10 febbraio 1986 è una data che segna una svolta storica. Sì, perché esattamente 35 anni fa, nell’aula bunker costruita ad hoc accanto al carcere dell'Ucciardone, prendeva il via a Palermo il più importante processo contro la mafia. Un maxiprocesso i cui numeri finali saranno spaventosi. Si concluderà infatti il 16 dicembre 1987 dopo 349 udienze, 1314 interrogatori, due requisitorie maratona dei pubblici ministeri Giuseppe Ayala e Domenico Signorino, 635 arringhe difensive da parte degli oltre 200 avvocati, 475 imputati, 19 ergastoli inflitti, 327 condanne, 114 assoluzioni e 2665 anni di reclusione comminati. Prima di allora gli esponenti di Cosa nostra non erano mai comparsi in un'aula di giustizia e non erano mai stati condannati (la sentenza della corte d’assise verrà confermata cinque anni più tardi dalla Cassazione).   

 

INIZIA IL MAXIPROCESSO ALLA MAFIA: ERA IL 10 FEBBRAIO 1986 

 

Tutto inizia con il pentimento di Tommaso Buscetta, arrestato in Brasile e successivamente estradato e interrogato a Roma per settimane. Ma per assestare un colpo durissimo alla mafia non servono solo le sue rivelazioni, ma è di straordinaria importanza anche l’enorme lavoro portato avanti dal pool antimafia formato da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Trasferitisi momentaneamente sull’isola dell'Asinara per preservare la propria incolumità, i quattro giudici istruttori mettono insieme le decine di fascicoli dell'ordinanza-sentenza che servono a far arrivare alla sbarra esponenti di spicco di Cosa nostra. Uno spiraglio di luce che interrompe la guerra mossa dai corleonesi alle cosche palermitane durante la quale avevano perso la vita magistrati, poliziotti, carabineri, giornalisti e politici. 

 

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Una scia di sangue infinita che riprende con le stragi di Capaci e via D'Amelio del 1992, in cui perdono la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e con gli attentati del '93 che terrorizzano l’Italia intera. Ma quel maxiprocesso porta di fatto portato la mafia ad autodistruggersi tra pentimenti e arresti. Il coraggio e la personalità di due infaticabili lavoratori e uomini onesti come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino porta inoltre alla stagione dei processi eccellenti e al processo sulla Trattativa Stato-mafia. Grazie a quanto accaduto in quell’aula bunker, per la prima volta la mafia non si è più sentita invincibile e lo Stato è tornato a manifestare la sua presenza lì dove sembrava essersi arreso. Grazie a Falcone e Borsellino su tutti, non esiste più Cosa nostra com’era conosciuta prima. Ecco perché quel lavoro va proseguito e i loro messaggi diffusi senza sosta affinché i loro sacrifici non risultino vani. 

 

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