L'omicidio di Piersanti Mattarella: era il 6 gennaio 1980

Sono passati 41 anni da quando l'allora presidente della Regione Sicilia, fratello dell'attuale Presidente della Repubblica, fu ucciso a Palermo da un sicario con una serie di colpi di pistola.

Il 6 gennaio 1980 viene ucciso a Palermo a colpi di pistola Piersanti Mattarella, allora Presidente della Regione Sicilia e fratello dell’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Per l’omicidio verranno condannati i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nené Geraci. A distanza di 41 anni da quel giorno, puoi guardare su discovery+  "Clandestino - Mafie italiane: Cosa Nostra", l’inchiesta di David Beriain sul mondo del crimine organizzato di Cosa Nostra. Il reporter spagnolo, tra i più autorevoli giornalisti d’inchiesta europei che da anni indaga sui meccanismi dei cartelli del narcotraffico mondiale, ha girato per mesi in Italia con la sua troupe, spesso sotto copertura, per portare alla luce rivelazioni scioccanti su questi mondi criminali tutti italiani.

 

L’OMICIDIO DI PIERSANTI MATTARELLA

 

È la mattina del 6 gennaio 1980, siamo in via della Libertà a Palermo. Piersanti Mattarella esce da casa per andare a messa con la sua famiglia. Va in garage a prendere la macchina, poi si ferma poco prima di uscire dal cancello per far salire la suocera e la moglie, Irma Chiazzese. All’improvviso sbuca un ragazzo incappucciato che si avvicina al Presidente della Regione Sicilia e inizia a sparare. La pistola s’inceppa e il killer corre verso una Fiat 127 con a bordo un complice. Non scappa. Quel ragazzo col cappuccio in testa torna con un’altra arma e continua a sparare, stavolta ferendo a morte Piersanti Mattarella. Tra i primi ad arrivare sul posto c’è il fratello Sergio, immortalato in una storica foto di Letizia Battaglia. La rivendicazione di un gruppo neofascista porta tutti a parlare di un attentato terroristico. Successivamente indaga sul caso il giudice Giovanni Falcone secondo cui quella mattina in via della Libertà a Palermo c’erano i fascisti Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini, processati anche per la Strage di Bologna del 2 agosto 1980. Per la magistratura di Palermo non ci sono però elementi sufficienti per condannarli per l’omicidio di Piersanti Mattarella. Eppure a confermare la tesi di Giovanni Falcone ci sono le confessioni di alcuni collaboratori di giustizia arrivate nel 1982 e le parole di Cristiano Fioravanti che parla del fratello Giusva come del killer di Piersanti Mattarella. Senza dimenticare la testimonianza di maggior rilievo, quella di Irma Chiazzese, vedova dell’allora Presidente della Regione siciliana, che in quella maledetta mattina del 6 gennaio 1980 riesce a vedere in faccia il killer

 

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L'omicidio di Piersanti Mattarella si collega poi a un altro avvenuto a Roma il 20 febbraio dello stesso anno. A perdere la vita è Valerio Verbano, un ragazzo di appena 19 anni appartenente all'area di Autonomia Operaia. Quando nei giorni seguenti viene pubblicato sui giornali l’indentikit di uno degli assassini di Valerio Verbano, Irma Chiazzese riconosce il ragazzo che ha sparato al marito. Non solo. Quell’identikit viene riconosciuto anche dalla donna di servizio della famiglia Mattarella che durante l’omicidio era affacciata al balcone. Di elementi ce ne sono, ma la Cassazione non crede al riconoscimento di Giusva Fioravanti da parte di Irma Chiazzese. Piero Grasso, magistrato di turno il 6 gennaio 2010, parlerà di un omicidio mafioso perché Piersanti Mattarella stava contrastando con tutta la forza Cosa Nostra (basti pensare alla legge urbanistica per combattere la speculazione edilizia), ma lo definirà anche un omicidio politico vista la "politica delle carte in regola" e la voglia di sviluppo della Sicilia e di rinnovamento della Democrazia Cristiana portata avanti da Piersanti Mattarella. Era quindi "pericoloso" per la mafia ma non solo. Ad oggi gli esecutori materiali dell'omicidio non sono stati identificati. Come mandanti sono stati invece condannati in via definitiva i boss Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nené Geraci. 

 

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