Roberto Saviano compie 42 anni: il ritratto dello scrittore

Il 22 settembre 1979 nasceva a Napoli lo scrittore Roberto Saviano: ecco il suo ritratto nel giorno in cui compie 42 anni.

Un compleanno da festeggiare su discovery+. Il 22 settembre Roberto Saviano compie 42 anni e per l’occasione vi potete gustare su discovery+ tutti gli episodi di Kings of Crime, con Roberto Saviano che incontra protagonisti e testimoni del crimine con tre grandi interviste esclusive e inedite al capo della Mala del Brenta Felice Maniero, ai tre figli della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia e all’ex agente dell’FBI Joe Pistone, alias Donnie Brasco. Non solo. Sulla piattaforma discovery+ vi aspettano anche le puntate de Il Mondo dei Narcos, una serie di documentari inediti sui signori della droga e la corruzione in Colombia e Messico, terre dei due narcos più famosi, Escobar e El Chapo. Ma il 22 settembre è anche e soprattutto il momento perfetto per conoscere la storia di Roberto Saviano, un uomo che ha perso la libertà per aver fatto il suo lavoro di giornalista. 

 

IL RITRATTO DI ROBERTO SAVIANO 

 

Roberto Saviano nasce a Napoli il 22 settembre 1979. La madre - originaria del nord - è una professoressa universitaria e il padre - del sud - medico di base. Il papà vuole che il figlio diventi medico o calciatore, la mamma lo vuole chimico. Lui invece fin da piccolo sogna di diventare uno scrittore. Un’ambizione insolita per un bambino. Ma lui è convinto, sicuro che scrivere possa essere divertente, che lo farà sentire vivo. E così sarà. Saviano cresce in un territorio pieno di racconti, di storie avvincenti e dense di significato. Frequenta a Caserta il Liceo Scientifico Armando Diaz che sforna intellettuali come Francesco Piccolo e Antonio Pascale. Un Liceo che, con suo grande dispiacere, non lo inviterà mai a parlare alle future generazioni. Lui sa perché: è disprezzato dal suo territorio. Lo ripeterà spesso con amarezza e consapevolezza. È disprezzato perché secondo alcuni avrebbe macchiato la terra in cui è cresciuto e si sarebbe arricchito raccontando cosa accade in quei territori. 

 

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La sua vita cambia radicalmente il 23 settembre 2006 quando viene invitato a Casal di Principe con l’allora Presidente della Camera Fausto Bertinotti. In quell’incontro Saviano, che ha 26 anni, parla del clan dei Casalesi facendo nomi e cognomi. Non solo: parla dei boss e invita i presenti a cacciarli. E fa tutto questo davanti ai famigliari dei componenti del clan che sono lì davanti ad ascoltarlo. Spesso Saviano ripenserà a come sarebbe andata la sua vita senza quelle dichiarazioni, senza quella giornata. Qualcuno crede che a dargli la forza per parlare sia il successo del libro Gomorra. Ma non è così. Saviano sa cosa sta facendo. Vuole attaccare quei boss. Vuole sfidare Michele Zagaria (allora latitante), Antonio Iovine (allora latitante) e Francesco Schiavone (al carcere duro dal 1998), il più importante capo del clan dei Casalesi. Saviano vuole infondere coraggio e dimostrare che urlare quei nomi sia possibile. Nomi che nessuno voleva pronunciare invano per una questione di rispetto.

 

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Il 13 ottobre 2006 Roberto Saviano inizia a vivere sotto scorta. Entra in una nuova vita e abbandona quella precedente. Non è facile per lui raccontare le sue giornate. Sa però con certezza di non aver paura di morire: ha paura di continuare a vivere così. Lo schiaccia il dolore che provano le persone che lui ama. Lo fa star male il fatto che una sua scelta sia ricaduta sulla sua famiglia e questo non se lo perdonerà mai. È un prezzo altissimo da pagare che non spetta a lui ma a qualcun altro. Saviano riesce invece a distaccarsi dalle minacce di morte di cui viene a conoscenza continuamente nelle varie informative. È come se non lo riguardassero. In questo lo aiuta la boxe, sport che ama e che gli è stato insegnato da un maestro come Domenico Brillantino di Marcianise, scomparso a gennaio 2018 all’età di 76 anni. Saviano non vuole essere definito un eroe, una parola che lo spaventa terribilmente. Già, perché l’eroe è morto e invece lui si sente vivo e vuole vivere. Perché l’eroe è compiuto e finito mentre lui si definisce un essere umano che vuole ancora sbagliare, crescere e camminare. Non ha nessuna intenzione di restare fermo e appassire. No, non vuol essere un eroe ma solo continuare a raccontare la verità e a sentire l’affetto delle persone che lo leggono e lo seguono a teatro e in TV. Perché le sue storie fanno aprire gli occhi e fanno affrontare il futuro con maggiore forza e coraggio.

 

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