Paolo Borsellino

Strage di via D'Amelio, il 19 luglio 1992 la mafia uccideva Paolo Borsellino

In occasione dell'anniversario della morte di Paolo Borsellino, ripercorriamo la sua vita grazie al documentario disponibile su discovery+ dal titolo "Paolo Borsellino - Era mio padre".

Ventinove anni dalla Strage di via D'Amelio. Tanti ne sono passati da quel maledetto 19 luglio 1992, quando Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta persero la vita in un vigliacco attentato mafioso. In occasione dell'anniversario della morte dell'uomo che ha dato la vita nella lotta alla mafia, potete guardare su discovery+ il documentario “Paolo Borsellino - Era mio padre” in cui attraverso una lunga lettera scritta dal figlio, Manfredi, viene ricostruita con filmati originali e testimonianze di amici più cari la vita privata del magistrato antimafia. Ma non solo. Su discovery+ trovate anche il documentario di Alexander Stille "In un altro Paese" impreziosito dagli scatti di Letizia Battaglia. 

 

PAOLO BORSELLINO - ERA MIO PADRE: GUARDA IL DOCUMENTARIO SU DISCOVERY+

 

Nato a Palermo il 19 gennaio 1940, ad appena 23 anni Paolo Borsellino vince il concorso e diventa il più giovane magistrato d’Italia. A 39 anni, dopo un inizio di carriera dedicato alle cause civili, comincia ad occuparsi di mafia e di appalti a Palermo. Siamo in un periodo storico in cui la mafia muta radicalmente, con i Corleonesi di Totò Riina che prendono sempre più il controllo del territorio. Borsellino inizia a collaborare con Rocco Chinnici, capo dell’Ufficio Istruzione di Palermo. È un incontro fondamentale per la vita di Borsellino a seguito del quale la lotta alla mafia subisce un’improvvisa accelerata. Se infatti fino ad allora regnava la rassegnazione e l’idea che contro la criminalità organizzata non si potesse fare nulla, la nascita di un Pool antimafia formato da coraggiosi magistrati e dotato di nuove regole e strumenti cambia completamente le carte in tavola. 

 

Immediatamente emerge la personalità di due giudici istruttori su tutti: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Due infaticabili lavoratori, uomini onesti e brillanti che colpiscono Cosa Nostra nel suo punto debole: i soldi. Iniziano così le indagini su conti bancari e appalti, e la reazione della mafia non tarda ad arrivare. Il 29 luglio 1983 Rocco Chinnici diventa il primo uomo ucciso da un’autobomba. Al suo posto viene scelto Antonino Caponnetto, considerato al di sopra di ogni sospetto e appoggiato anche da Borsellino e Falcone. E infatti sotto la sua guida arrivano risultati straordinari. Il 10 febbraio 1986 prende il via il più importante processo contro la mafia mai visto fino ad allora, svoltosi in un’aula bunker costruita ad hoc accanto al carcere dell'Ucciardone. Grazie anche alle rivelazioni del pentito Tommaso Buscetta, vengono messe alla sbarra 475 persone. 

 

LA STORIA DI PAOLO BORSELLINO E GIOVANNI FALCONE NEL DOCUMENTARIO "IN UN ALTRO PAESE" SU DISCOVERY+ 

 

Dopo oltre 22 mesi, il processo si conclude il 16 dicembre 1987 con la sentenza della Corte d’Assise (confermata cinque anni più tardi dalla Cassazione) che ordina 19 ergastoli per i componenti della cosiddetta “cupola” e 2665 anni di carcere per altri 339 imputati. Intanto il 4 agosto 1986 Borsellino aveva ottenuto l’incarico di procuratore capo a Marsala. Una scelta che aveva fatto discutere e generato polemiche a non finire. Ma Borsellino non aveva abbandonato Palermo e il Pool antimafia in un momento delicatissimo. La sua era stata una scelta mirata per continuare a ledere gli interessi della mafia e di Cosa Nostra. E quindi continua il lavoro iniziato a Palermo diventando ancor di più un nemico della criminalità. 

 

Il 19 gennaio 1988 Borsellino deve mandar giù un boccone amarissimo. Il posto di Antonino Caponnetto come nuovo consigliere istruttore della Procura di Palermo viene assegnato ad Antonino Meli, preferito a Giovanni Falcone. "Quando Giovanni Falcone - dirà Borsellino il 25 giugno 1992, un mese dopo l’assassino di Falcone - solo per continuare il suo lavoro, propose la sua aspirazione a succedere ad Antonino Caponnetto, il CSM con motivazioni risibili gli preferì il consigliere Antonino Meli. Falcone concorse. Qualche Giuda si impegnò subito a prenderlo in giro, e il giorno del mio compleanno il CSM ci fece questo regalo: gli preferì Antonino Meli".

 

ATTIVA DISCOVERY+ 

 

Il 1° febbraio 1991 Borsellino viene chiamato a Roma per lavorare all’idea di una super procura antimafia. Un progetto a cui non farà nemmeno in tempo a dedicarsi. Il 23 maggio 1992 muore una parte di Borsellino: Giovanni Falcone, mentre è in macchina di ritorno da Roma, viene ucciso da cinque quintali di tritolo al chilometro 5 della A29, nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine. Nell’attentato perdono la vita anche la moglie di Falcone, Francesca Morvillo, e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Per Borsellino è un colpo durissimo. Se ne va un collega, un amico, un fratello. Ma nonostante una parte di lui si spenga, riprende a lavorare con ancora più forza per scoprire chi ci sia dietro la Strage di Capaci. Sa di non avere tempo, di avere le ore contate e di essere sempre più solo. Anche i pentiti iniziano a vacillare. Celebre la frase pronunciata al pentito Vincenzo Calcara: "Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore solo una volta".  

 

Il 23 giugno 1992, alla Veglia per Giovanni Falcone tenutasi presso la Chiesa palermitana di Sant’Ernesto, Borsellino pronuncia un discorso rimasto scolpito nella storia: "La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità". Il 19 luglio 1992, appena 57 giorni dopo la morte di Falcone, Borsellino viene ucciso a Palermo in via Mariano D'Amelio. Un’esplosione provocata da 100 kg di tritolo toglie la vita anche ai cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. In lacrime Antonino Caponetto riesce solo a dire: “È finito tutto”. Ma no, non è finito tutto. Perché uomini come Borsellino e Falcone, i loro messaggi e i loro insegnamenti sopravvivono in eterno.

 

*** 

Scopri discovery+, il servizio a pagamento che ti permette di guardare il meglio dei contenuti Discovery, in esclusiva e in anticipo rispetto alla TV. Con discovery+ avrai l’intero catalogo senza pubblicità, e potrai guardare i tuoi programmi preferiti dove vuoi e quando vuoi. Provalo subito!

Fratelli di Crozza: guarda tutte le clip

I più visti su NOVE Discovery+